Psicoterapia di coppia Potenza



Psicoterapia e Consulto Psicologico: Individuale, di Coppia e Familiare

Ruoli invertiti nella coppia

Quando LEI è l’uomo di casa, prende le decisioni e si assume tutte le responsabilità, e LUI si sente sminuito e bistrattato: come riequilibrare ruoli e sentimenti?

Una tipologia di coppia oggi molto comune è quella composta da un uomo e una donna che sembrano essersi scambiati i ruoli. Posto che, ogni persona può scegliere liberamente di svolgere qualsiasi funzione senza porsi il problema della “ mascolinità” o “femminilità” del ruolo stesso, in certi casi questa assegnazione dei ruoli sembra pesare molto ad una delle due persone, se non ad entrambe. Nella mia esperienza, quando è la donna a richiedere l’intervento dello psicologo, la sua richiesta è di ottenere maggior coinvolgimento nelle responsabilità familiari e di coppia da parte del partner. L’uomo, sconsolato e bastonato, spesso ammette un certo disinteresse verso le problematiche familiari – alias gestione della casa, gestione economica, educazione dei figli, decisioni importanti – ma conferma la propria volontà di cambiare e partecipare alle faccende familiari con maggior impegno. Ma guardiamo le cose più da vicino.

Il ritratto della signora è spesso quello di una donna super efficiente, dinamica, capace nel suo lavoro –magari è anche un lavoro tipicamente maschile! – ineccepibile, curata, ma poco espansiva affettivamente, diciamo anche “ un po’ freddina”, a suo dire perché sempre troppo impegnata nell’affrontare le difficoltà quotidiane legate alla gestione della famiglia. La signora, nel confronto con il marito, si lamenta della solitudine con la quale affronta tutte le responsabilità, afferma di non potersi fidare del partner, definendolo sbadato, impreciso, superficiale, remissivo al limite della vigliaccheria e incapace di prendere una posizione definita.

Il marito a sua difesa si definisce un uomo generoso, buono, amante del dialogo piuttosto del litigio, poco aggressivo, affettuoso, rispettoso della moglie e della famiglia intera, creativo e appassionato, e si lamenta al contrario della intransigenza della moglie, definendola stacanovista, irremovibile, quindi poco elastica nei confronti delle richieste di marito e figli, aggressiva, quotidianamente “nervosa e irascibile”, tanto da creare un clima di tensione in casa.

E così, mentre la moglie si sente sola e schiacciata dal peso delle responsabilità, il marito si sente prevaricato e allontanato affettivamente dalla moglie e dai figli.

Guardando al passato di questa tipologia di donna, spesso si scopre che sono delle primogenite, molto considerate in famiglia -soprattutto dalla madre-, che nell’infanzia hanno occupato il posto del papà, assente affettivamente sia come padre che come marito, assumendo un ruolo di conforto e appoggio alla madre o comunque al nucleo familiare, impersonando l‘uomo di casa, forte, aggressivo, senza paura e capace di prendere decisioni. Tutto ciò a discapito della propria vita, nutrendo un rancore nascosto verso gli uomini – abbandonanti e buoni a nulla – e impedendosi di vivere l’affettività in modo trascinante, per timore di perdere la propria razionalità e capacità di autocontrollo.

All’inverso, gli uomini che scelgono questa tipologia di donne, apparenti vittime di mogli dispotiche, possono provenire da famiglie dove la figura maschile è poco considerata, con mamme chioccia che li trattano come dei pulcini anche quando diventano uomini, crescono senza mai mettersi alla prova e quindi, preferiscono donne indipendenti e capaci, che dicano loro cosa fare e come comportarsi, forse attratti anche da quell’aria algida che nasconde una fragilità inespressa.

In quello che sembra essere un ottimo connubio, nascono invece conflitti e tensioni. Le donne lamentano sempre più una insofferenza verso i mariti, confrontandoli con la propria idea di “maschio” che, chiaramente, è l’opposto del partner reale; aumenta l’aggressività, espressa con attacchi verbali squalificanti e atteggiamenti di distanza fisica. Gli uomini, incapaci di arginare questo fiume di aggressività e inconsciamente convinti di essere giustamente maltrattati, si ritirano sempre più dalla scena familiare, trascurando doveri e affetti. Il timore di essere palesemente incapaci aggiunto alla paura di combattere per mantenere la propria dignità, li porta a cercare fuori dall’ambito familiare gratificazioni personali.
Diventa quindi necessario, per aiutare queste coppie a raggiungere un equilibrio armonico, lavorare sui ruoli acquisiti in famiglia per trasformarli in altri più funzionali; sostenere la donna-amazzone mentre si spoglia della sua autorità per accogliere in sé il lato dolce, generoso e trasgressivo della vita. Con l’uomo sottomesso si rende necessario un lavoro volto a recuperare autostima e autorità, per abbandonare il nido e accettare i rischi della vita “responsabile”.

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