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Psicoterapia e Consulto Psicologico: Individuale, di Coppia e Familiare

Bambini Remissivi, come aiutarli ?

Parlano poco , piangono spesso e non sanno difendersi ...

Bambini timidi, sono sempre distanti dagli altri, non socializzano facilmente e soprattutto sfuggono al confronto con i coetanei, non reagiscono alle provocazioni e finiscono sempre per restare da soli in un angolo. Col tempo possono mostrarsi -non sempre- sfuggenti alle situazioni di gruppo, solitari, e chiaramente tutto ciò genera grande ansia tra i genitori

“quando lo porto a qualche festa per bambini non vuole mai staccarsi da me, non partecipa ai giochi e mi obbliga a restare nella stessa stanza”

“se qualche bambino è prepotente non riesce a difendersi, resta immobile senza dire nulla, non sa difendersi”

Ma qual’è il centro del problema?

Da una parte c’è il bambino, che sembra soffrire in silenzio, sospeso tra il desiderio di appartenere al gruppo di coetanei (compagni di scuola, i vicini di casa...), e la paura di trovarsi nella solita situazione di inadeguatezza e vergogna di sè.

Dall’altra ci sono i genitori, che si chiedono il motivo di tanto timore da parte del loro figlio – non dimentichiamo che i nostri figli sono depositari dei nostri sogni, di aspettative che non sempre gli appartengono - , a volte si accusano a vicenda d’essere troppo protettivi o troppo aggressivi con il bambino “intimidito”.

Si chiedono se è meglio intervenire nelle situazioni in cui vengono attaccati difendendoli oppure lasciandoli soli, se devono insegnare loro a contrattaccare oppure a sopportare senza irritarsi più di tanto.

Tra i tanti piccoli e grandi problemi che un genitore si trova ad affrontare ogni giorno nell’intento di essere un buon educatore, questo sembra piuttosto semplice e invece molti genitori non riescono ad intervenire: perchè?

Forse perchè il bambino timido, poco reattivo e attaccato alla “gonna” della mamma oggi è un immagine in controtendenza rispetto alle attese del mondo degli adulti, che prevede bambini bionici, che fanno mille sport, attivi e solari, sempre allegri e con mille amicizie, bravi a scuola e capaci anche di sostenere brillantemente qualsiasi prova: praticamente ci si aspetta dai bambini che riescano dove gli adulti falliscono, riscattandoli.

Quando un bambino al contrario dimostra insicurezza, paura dell’altro e remissività, quando non appare come un “vincente” , allora a qualcuno viene da pensare che

“non ha preso nulla da me quindi non è colpa mia ma solo un suo problema di carattere”

Col risultato che il bambino si sente incompreso e rifiutato, il che aumenta la sua disistima, oppure

“è colpa della madre/padre che lo coccola troppo e non gli insegna a stare con gli altri”

Stesso risultato, con l’aggravante che il bambino sente d’essere anche motivo di litigio tra i genitori, ma ancora

“quanto più lo sprono a reagire tanto più si chiude in se stesso, non so cosa devo fare”

Cosa fare? In primo luogo, non fateglielo pesare, confrontandolo con gli “altri” così bravi e socievoli, perchè ciò che desidera vostro figlio è solo di essere amato. Un atteggiamento troppo remissivo trova spesso ragione in una insicurezza di fondo, nell’idea che contraddire o opporsi agli altri vuol dire mettere a rischio l’amore degli altri. Cercate allora di mostrare più attenzione ed interesse per quei comportamenti che esprimono i suoi desideri, che lo rappresentano veramente, incoraggiatelo ad esprimere con voi e con gli altri quelle che sono le sue vere aspirazioni, ma anche a verbalizzare le emozioni negative che lo attanagliano e gli impediscono di essere libero nella relazione con gli altri.

Se litiga e non si difende? Sarebbe preferibile non intervenire subito, lo squalifichereste ai suoi occhi e a quelli dei coetanei, piuttosto parlatene, in un secondo momento, al solo scopo di comprendere se la sua è una scelta ragionata o dettata dall’impossibilità di agire diversamente. Parlategli di voi stessi, delle volte in cui vi siete sentiti come lui, senza però suggerirgli comportamenti idonei, altrimenti penserà di dovervi imitare e si “spersonalizzerà” ancora una volta.

Non etichettatelo : se il bambino vi sente affermare di continuo in famiglia o peggio davanti ad altre persone che è timido, remissivo, troppo tranquillo, questo gli confermerà che il suo carattere è quello e che non potrà mai cambiare: se lo dice la mamma/il papà avrà il peso di un marchio a vita.

Chiedetegli piuttosto cosa pensa dei litigi, della socializzazione, dei coetanei e degli adulti, che reazioni si aspetta, insomma aiutatelo a conoscersi, avrete così un’ottima occasione per sapere come legge la vita, cosa pensa e ciò che desidera.

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